Skip to main content

La territorialità è una componente biologica ma fare musica insieme crea nuovi NOI. La musica è un potente attivatore di sincronizzazione cerebrale e un facilitatore di relazione e fiducia.

La territorialità è una componente biologica

Io-tu, noi-loro, voi-noi: l’azienda come un territorio composto da tanti villaggi che possono sviluppare processi di difesa reciproca, in modo istintivo e involontario. Diffidenza, sospetto, competizione, gelosie: In-group, Out-group, il mio territorio, da un lato, gli altri territori da cui proteggersi, dall’altro.

Questo è il risultato del funzionamento di quella parte del cervello più profonda, il cervello rettile, che nel modello di MacLean corrisponde alla porzione primordiale, primitiva, istintiva, territoriale e gerarchica del cervello, che si difende dalla paura e amplifica le minacce, che siano reali o immaginate: non si fa differenza.

Eppure, in azienda c’è grande richiesta di benessere: si parla continuamente di benessere, si progetta benessere, si investono soldi per il benessere, immaginandolo talvolta come l’effetto di qualcosa di esterno, calato dall’alto o relegato a qualche reparto che si occupa di welfare o di inclusion.

Per fortuna, il benessere individuale e sociale nasce e sgorga anche da altre sorgenti, si immette nel sistema e nel clima aziendale con quei neurotrasmettitori che ciascuno di noi secerne quando è di buonumore, con le risate, la fiducia, il senso di connessione sociale: dopamina, ossitocina e serotonina gratuite o a buon mercato, autoprodotte, che possono essere spacciate nei corridoi delle aziende, nelle pause, nelle riunioni, ovunque.

E se c’è un elemento in grado di generare tutta questa energia, questa è proprio la musica.

Neurofisiologia del piacere di creare musica insieme

Fare musica o condividere musica è un potente dispositivo neurobiologico di sincronizzazione interpersonale, capace di incidere direttamente sui processi che regolano fiducia, cooperazione e coesione di gruppo.

Per esempio, quando si partecipa ad attività musicali collettive come suonare, cantare, mantenere un ritmo condiviso, si osserva un fenomeno noto come sincronizzazione inter-brain, cioè la sincronizzazione di onde cerebrali tra cervelli diversi.

Le numerose ricerche basate su tecniche come hyperscanning — fMRI ed EEG simultanei su più soggetti — dimostrano che questa sincronizzazione non è solo un correlato fisiologico, ma è associata a maggiore efficacia nella coordinazione, nella comunicazione e nella collaborazione.

In ambito organizzativo, ciò si traduce in una facilitazione dei processi di allineamento, quelli che, nei team e nelle relazioni, permettono di “capirsi al volo” o di sentirsi “sulla stessa lunghezza d’onda”.

Le attività musicali di gruppo, inoltre, sono correlate sia a un aumento dei livelli di ossitocina, neurotrasmettitore implicato nei comportamenti prosociali, sia alla riduzione dei livelli di cortisolo, indicativa di una diminuzione dello stress sociale che produce effetti misurabili su:

  • fiducia interpersonale;
  • disponibilità alla cooperazione;
  • riduzione delle barriere difensive, quelle che scattano con il meccanismo Ingroup-Outgroup.

In altri termini, il contesto musicale crea condizioni biologiche favorevoli alla costruzione di sicurezza psicologica, oggi riconosciuta come uno dei principali predittori della performance di team.

Nondimeno, la musica attiva il Reward System con i suoi circuiti dopaminergici, generando esperienze ad alta intensità emotiva che, se condivise, attivano contagio emotivo e costruzione di memorie collettive.

Dal punto di vista organizzativo, questo significa accelerare significativamente i processi di conoscenza reciproca e andare oltre alle interazioni puramente verbali, guidate dalla razionalità, dai pregiudizi o da “etichette” legate all’appartenenza a dipartimenti diversi e a ruoli diversi.

Anche le gerarchie organizzative vanno in sospensione temporanea: si attivano modalità relazionali meno filtrate, i ruoli formali perdono centralità ed emergono nuove forme di leadership.

Creare esperienze mediate dalla musica

Il team building musicale può essere considerato come un intervento evidence-based per aumentare la fiducia e la sicurezza psicologica, migliorare la qualità della collaborazione interfunzionale, accelerare la formazione dei team e sostenere processi di cambiamento organizzativo.

La sua efficacia risiede nella capacità di agire simultaneamente su dimensioni emotive, cognitive e corporee.

Ho sperimentato in molte occasioni l’utilizzo della musica finalizzato ad estendere il senso del noi, ad ampliarlo oltre ai confini del proprio reparto, per velocizzare i processi di integrazione organizzativa.

Parlare di musica, ascoltare musica o fare musica insieme significa, per esempio, lavorare sulla tenuta di ritmi condivisi suonando insieme o cambiando ritmo insieme. Il che attiva la capacità di ascolto, di sintonizzazione e consente di sbagliare, di andare fuori tempo e di riprenderlo facendo riferimento a quella base sicura rappresentata dal gruppo stesso, che continua ad andare a ritmo.

Si sperimenta l’immediato superamento delle etichette: quando, ad esempio, si scopre che il collega dell’altro reparto ascolta la nostra stessa musica o è stato allo stesso concerto, è come se si aprisse un nuovo NOI, su basi diverse.

Quando si integrano strumenti diversi per comporre la stessa armonia o si scrivono insieme testi da musicare, quando si canta insieme con voci diverse o anche quando si ascolta musica insieme, si riconfigurano e ampliano i confini dei “villaggi” e si ridisegna la fisionomia delle collaborazioni e della fiducia.

Siamo cablati per farci toccare profondamente dalla musica e l’esperienza collettiva musicale può essere molto potente se guidata con maestria.

Come portare la musica in azienda: qualche idea

  • Prima di ogni riunione, per sintonizzare le onde cerebrali.
  • Creare band o cori aziendali.
  • Organizzare concerti.
  • Dedicare una stanza alla musica.
  • Team building musicali.
  • Il resto è tutto da inventare, da sperimentare e condividere.

Clicca qui per scaricare l’articolo in pdf.